
Talor, mentre cammino solo al sole e guardo con i chiari occhi il mondo ove tutto m'appar fraterno, l'aria, la luce, il fil d'erba, l'insetto, un improvviso gelo al cuore mi coglie.
Un cieco mi par d'essere, seduto sula spalletta d'un immenso fiume.
Scorrono sotto l'acque vorticose. Ma non le vede lui, il poco sole ei si prende beato. E se gli giunge talora mormorio d'acque, lo crede ronzio d'orecchi illusi.
Chè a me par, vivendo questa mia povera vita, un'altra rasentarne come nel sonno, e che quel sonno sia la mia vita presente.
Chè a me par, vivendo questa mia povera vita, un'altra rasentarne come nel sonno, e che quel sonno sia la mia vita presente.
Come uno smarrimento ancor mi coglie, uno sgomento pueril.
Mi seguo, tutto solo sul ciglio della strada, guardo il misero mio disgustoso mondo e carezzo con man che trema l'erba.

