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sabato, giugno 07, 2008

lasciami stare





Talor, mentre cammino solo al sole e guardo con i chiari occhi il mondo ove tutto m'appar fraterno, l'aria, la luce, il fil d'erba, l'insetto, un improvviso gelo al cuore mi coglie.
Un cieco mi par d'essere, seduto sula spalletta d'un immenso fiume.
Scorrono sotto l'acque vorticose. Ma non le vede lui, il poco sole ei si prende beato. E se gli giunge talora mormorio d'acque, lo crede ronzio d'orecchi illusi.
Chè a me par, vivendo questa mia povera vita, un'altra rasentarne come nel sonno, e che quel sonno sia la mia vita presente.
Come uno smarrimento ancor mi coglie, uno sgomento pueril.
Mi seguo, tutto solo sul ciglio della strada, guardo il misero mio disgustoso mondo e carezzo con man che trema l'erba.
Camillo Sbarbaro


























venerdì, gennaio 25, 2008

sai nel mio mondo
le bestiole anche lor vivrebbero in casette
ben vestite, in guanti e con scarpette
nel mio mondo ideal,
ogni fiore se io fossi un po' di malumore
per distrarmi passerebbe l'ore
chiacchierando nel mio mondo ideal.
Gli uccellini sempre allegri, affabili e carini
canterebber l'arie di Puccini,
in quel mio mondo ideal
Se un ruscello odi mormorar
potrai capir di cosa vuol parlar.
Che bellezza se sapessi che
quel mondo delle meraviglie c'è...
...
Ma le margherite per amor si lasciano Sfoglia-a-ar
Imparar puoi tante cose dai fiori
Che di grazia sempre ricchi son !

martedì, gennaio 15, 2008

apollo, dafne, il battito del cuore, la metamorfosi

«lo sono Apollo.....» Dafne si ritrasse. Alzò un braccio a coprirsi gli occhi e Apollo ne approfittò per cingerla alla vita e trascinarla nel bosco. La ninfa si liberò e si mise a correre. Mentre scappava invocò sua madre. Gea la Madre Terra intervenne. Man mano che la corsa della ninfa si rallentava, il suo corpo mutava: i suoi capelli divennero fronde leggere, le sue braccia si levarono alte verso il cielo diventando flessibili rami; il suo corpo aggraziato si ricoprì di corteccia; i suoi delicati piedi si tramutarono in robuste radici ed il suo volto, rigato di lacrime, svaniva nella cima dell’albero. Dafne si era trasformata in un leggiadro e forte albero che prese il nome di Lauro (dal greco dafne = lauro).

la mano di Apollo, secondo i versi di Ovidio, sotto il legno sente ancora il battito del cuore. Quindi la scena si chiude, Dafne si è trasformata in alloro per sfuggire al divino aggressore, che da quel giorno, per non dimenticarla mai, portò sempre una corona d'alloro...
“… i capelli si allungano in fronde, le braccia in rami; il piede, poco prima così veloce, resta inchiodato da pigre radici, il volto svanisce in una cima. Conserva solo la lucentezza.” (Ovidio, Libro I, vv. 550-552).

mercoledì, agosto 08, 2007


Si vous possedez une bibliothèque et un jardin, vous avez tout ce qu'il vous faut
Cicéron